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QUESTIONARIO SU FISCO E LAVORO

La compilazione del questionario prevede una duplice valutazione: sulla comprensione del concetto e sulla condivisione del contenuto.

  • Fisco e lavoro si fanno male a vicenda e dove c'è l'uno non può esserci l'altro in alcuna misura. Poco o tanto, fanno del male al sistema fiscale, a quello produttivo ed alla qualità della vita! Ora avrai l’occasione di poter capire finalmente perché ogni tentativo di procedere a ritocchi continui, di qua e di là, senza avere il coraggio di prendere una posizione di radicale cambiamento è destinato a non raggiungere mai l'obiettivo
  • È fuori da ogni dubbio che l'Irpef ed i contributi (Cuneo fiscale) fanno parte del costo di ogni prodotto e finiscono per gravare sul consumatore quando egli acquista il prodotto finale. Possiamo allora affermare che non sono i lavoratori a sopportare il peso fiscale? Che la loro sia soltanto una suggestione collettiva che gli fa credere di essere contribuenti mentre in realtà chi di fatto contribuisce è soltanto il consumatore? Non è forse quest'ultimo che pagando il prezzo finale di vendita risarcisce, di tutti i costi, compreso il costo fiscale del lavoro, ogni attore della produzione?
  • Con l'azzeramento di ogni forma di tassazione e di contribuzione sul lavoro si propone di calcolare le imposte ed i contributi ad ogni passaggio della produzione ma senza dare luogo a qualsivoglia esborso di danaro, anche minimo. Tale compito resta esclusivamente al consumatore finale poiché il cuneo fiscale viene calcolato di passaggio in passaggio, rinviandone il pagamento al momento del consumo finale. Questa modalità comporterebbe una maggiore trasparenza ed efficienza del sistema fiscale?
  • In realtà il cuneo fiscale, per quanto possa essere ridotto, rappresenta comunque un costoso attrito sul processo produttivo rallentandolo e rendendolo antieconomico: maggiore propensione all'evasione, maggiore burocrazia, maggiore costo del lavoro, maggior costo di tutti gli investimenti, maggiore rapporto di rischio d'impresa e maggiori esigenze finanziarie. Al sostituto d'imposta viene pertanto attribuita l'interpretazione di un ruolo inutile, anzi dannoso, nel rapporto tributario poiché gli viene richiesto il pagamento, seppure suggestivamente, di tributi e contributi che fanno riferimento al lavoro. Inoltre accade spesso che egli non faccia poi i versamenti delle somme trattenute creando una voragine tra le entrate tributarie (vedi ad esempio l'attuale rottamazione delle cartelle esattoriali).
  • ) Ai fini della lotta all'evasione con l'utilizzo delle nuove tecnologie di informatizzazione si possono concentrare i controlli al momento finale del ciclo distributivo, pur disponendo con riferimento a tutti i passaggi precedenti, di tutte le informazioni necessarie. Questo consentirebbe di poter contare su ogni dato fornito da soggetti che non avrebbero alcun interesse a mentire poiché, di fatto, non devono anticipare nessuna imposta o contributo. Attraverso la tracciabilità dei consumi l'informatizzazione consentirebbe di applicare il cuneo fiscale in tempo reale ed automatico nell'atto stesso dell'addebito sul bancomat (o fiscomat).
  • Il Fiscomat è una tessera magnetica personale informatizzata da utilizzarsi al momento di ogni pagamento e consentirebbe l'attribuzione delle entrate fiscali ai vari enti pubblici beneficiari (Erario, Regioni, Comuni, Inps, ecc.) immediatamente. Così non vi sarebbe più bisogno di alcun servizio esattoriale e nessuna dichiarazione da compilare.
  • Il Fiscomat consentirebbe altresì di attribuire ad ogni persona l'ammontare complessivo dei consumi effettuati durante l'anno. Diverrebbe così possibile calcolare una aliquota complementare tale da consentire l'applicazione del principio di progressività (ex art. 53 della Costituzione) ad ogni consumatore. Il conteggio sarebbe automatico perché i parametri di ciascun soggetto verrebbero preventivamente introdotti nello stesso Fiscomat così da ottenere un profilo fiscale personalizzato (età, carichi familiari, stato di salute, invalidità, posizione lavorativa, ecc.)?
  • E' possibile il trasferimento di tutte le imposte e contributi dal lavoro ai consumi mantenendo l'invarianza del gettito e dei prezzi finali di vendita? A livello macroeconomico considerando che l'ammontare dell'Irpef, dei contributi e dell'Iva grosso modo si equivalgono verrebbe da pensare che basterebbe triplicare l'aliquota dell'Iva portandola al 66% ed il gioco sembrerebbe fatto. Ma non è così. Può esistere un altro modo?
  • Aggiungere agli altri costi di produzione anche il costo fiscale del lavoro (Cuneo fiscale) non fa aumentare la quantità dei prodotti e neppure ne fa migliorare la qualità. Ma allora che ne è del principio base dell'Economia? Vale a dire minimo sforzo per il massimo rendimento se poi attraverso la tassazione del lavoro si realizza il massimo sforzo per il minimo rendimento?
  • In uno scenario totalmente privo del cuneo fiscale non vi sarebbe più nulla da evadere. Pertanto che senso avrebbe il lavoro nero? Il recupero della legalità sarebbe grande sul territorio così sottratto alla criminalità.
  • Ed ora ti sarò particolarmente grato se vorrai esprimere brevemente e con parole tue un dubbio e una certezza riguardo ai contenuti sopra riportati. Ti chiedo anche di formulare un tuo pensiero riferito ad un punto forte e ad un punto debole del progetto di riforma. Infine sei disposto ad aggiungere una tua domanda?